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    Presidio ART-ER a Bruxelles
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Da sapere

La proposta di nuovo QFP 2028–2034, presentata a luglio dalla Commissione europea, introduce una struttura organizzata in quattro pilastri, che rappresentano i principali capitoli di spesa dell’UE: Il primo è dedicato a coesione, agricoltura, prosperità rurale e sicurezza; il secondo è destinato a competitività e innovazione; il terzo prevede fondi volti a rafforzare il ruolo internazionale dell’Unione, con lo strumento Global Europe e la Politica europea di sicurezza comune (PES); infine, il quarto e ultimo pilastro è dedicato ai costi amministrativi.

Il Fondo europeo di competitività - European Competitiveness Fund (ECF) - rappresenta una delle principali novità del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, presentato dalla Commissione europea lo scorso 16 luglio.

Il Fondo contribuirà all’obiettivo politico di rilanciare la competitività dell’Unione nei settori strategici, sostenendo gli investimenti europei lungo l’intero ciclo dell’innovazione: dalla ricerca di base all’applicazione industriale, dall’ideazione alla nascita e crescita di startup e scaleup. Rafforzare la competitività europea è infatti una delle principali priorità della Commissione von der Leyen. Garantire un tessuto industriale solido, accrescere l’autonomia strategica dell’UE e stimolare l’innovazione sono passaggi cruciali per affrontare le sfide globali, dalle tensioni geopolitiche alla sicurezza, dalla crescita alle potenziali ricadute dei dazi americani sulla produttività europea.

Il Fondo non agirà da solo. Accanto ad esso, la Commissione ha presentato nello stesso giorno la proposta per il 10° Programma Quadro europeo di ricerca e innovazione. Il nuovo programma, che manterrà il nomeHorizon Europe”, punta a collocare la ricerca e l’innovazione al centro della strategia economica e di investimento dell’Unione, con l’obiettivo di rafforzarne la competitività e la resilienza.

La proposta della Commissione è arrivata dopo un intenso lavoro di advocacy da parte di numerosi attori del settore della ricerca e innovazione, che hanno chiesto con forza di preservare Horizon Europe come strumento autonomo rispetto al nuovo Fondo europeo di competitività. La pubblicazione delle due proposte ha effettivamente confermato l’indipendenza giuridica del Programma Quadro; restano tuttavia ancora aperti dubbi sul loro collegamento strategico e sulle possibili conseguenze relative a solidità ed efficacia di un programma che da tempo costituisce un pilastro consolidato del sistema europeo della ricerca e innovazione.

I due strumenti in pillole

Con un budget provvisorio di 234,3 miliardi di euro a prezzi correnti, il Fondo europeo di competitività sarà il principale strumento del secondo pilastro del QFP, dedicato al rafforzamento della competitività e innovazione in Europa. Al budget si aggiungeranno i fondi destinati a Horizon Europe e al Fondo per l’innovazione (Innovation Fund) per un totale di 450,8 miliardi di euro dedicati a ricerca e innovazione.

Il Fondo sarà strutturato in quattro cosiddettefinestre politiche”, ovvero aree di intervento che rispecchiano le principali priorità politiche dell’Unione in questo campo:

  1. Transizione pulita e decarbonizzazione industriale;
  2. Leadership digitale;
  3. Salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia;
  4. Resilienza e sicurezza, industria della difesa e spazio

Il Fondo includerà undici programmi attualmente gestiti in forma diretta e indiretta dalla Commissione, con l’obiettivo di semplificare l’attuale quadro frammentato dei finanziamenti dell’Unione e facilitare l’accesso ai finanziamenti, in particolare per le piccole e medie imprese.

Il nuovo Horizon Europe potrebbe invece avere un budget di 175 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto all’attuale dotazione finanziaria. Il programma manterrà inoltre la sua struttura in pilastri, articolata in:

  1. Pillar 1: Excellent Science
  2. Pillar 2: Competitiveness and Society
  3. Pillar 3: Innovation
  4. Pillar 4: European Research Area

Come evidenziato nelle due proposte, il secondo pilastro di Horizon Europe sarà strategicamente collegato al Fondo europeo di competitività. In particolare, la struttura del pilastro ricalcherà le quattro finestre politiche del Fondo per “assicurare un supporto coerente durante l’intero percorso di investimento”.

Le reazioni della comunità di ricerca e innovazione

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Innovazione

La decisione della Commissione europea di mantenere l’indipendenza giuridica di Horizon Europe è stata accolta con sollievo e generale soddisfazione dalla comunità della ricerca e innovazione. Numerosi attori istituzionali e politici hanno riconosciuto l’importanza delle proposte della Commissione e applaudito l’ambizione di voler riportare ricerca e innovazione al centro della scena europea.

I dubbi e le preoccupazioni restano, nello specifico, con riferimento alla poca chiarezza delle modalità di implementazione del Fondo europeo di competitività e al grado di collegamento con Horizon Europe.

In particolare, desta allarme il rischio che l’allineamento tra i due strumenti possa compromettere l’indipendenza del secondo pilastro di Horizon Europe, dedicato alla promozione della ricerca collaborativa basata sull’eccellenza scientifica e sulla competizione aperta. Attraverso il collegamento con il Fondo, la Commissione Europea potrebbe infatti esercitare un’influenza significativa sulla definizione delle priorità strategiche del secondo pilastro, riducendone l’autonomia. Questa criticità è stata sottolineata anche da alcuni Stati membri, tra cui Spagna e Germania, che temono un indebolimento del loro ruolo nella governance del nuovo Horizon Europe. 

Critiche alla mancanza di chiarezza sul collegamento tra i due programmi e sulle possibili conseguenze per la governance di Horizon Europe sono arrivate anche dal Parlamento europeo, in particolare da Christian Ehlers (PPE, DE), già co-relatore dell’attuale Programma Quadro. Secondo Ehlers, il rapporto tra Horizon Europe e il Fondo europeo per la competitività dovrà essere chiarito durante il processo legislativo. Programmare il secondo pilastro di Horizon Europe attraverso le finestre politiche del Fondo rischierebbe infatti di introdurre “una precisa influenza politica sulle call per progetti collaborativi, cosa che è l’opposto di ciò che il rapporto Draghi, il rapporto Heitor e il Parlamento hanno chiesto”. Inoltre, la mancanza di dettagli sulle modalità concrete di collegamento tra i due strumenti potrebbe compromettere l’obiettivo di semplificare l’accesso ai finanziamenti europei per ricerca e innovazione, generando ulteriori incertezze giuridiche.

Anche rappresentanti degli ecosistemi regionali e di associazioni europee che rappresentano università e centri di ricerca hanno espresso dubbi in merito a questa nuova impostazione, sottolineando l’importanza di mantenere un equilibrio tra finanziamenti destinati alla ricerca di base e finanziamenti per l’innovazione più vicina al mercato. In particolare, si teme che un’eccessiva enfasi su progetti d’innovazione a elevata prontezza tecnologica possa ridurre le risorse destinate alla ricerca collaborativa e alla sperimentazione scientifica a medio termine, che costituisce un elemento fondamentale per la sostenibilità e la competitività del sistema europeo della ricerca. 

Infine, la decisione di aprire i due programmi alla ricerca a doppio uso (dual-use research), con finalità sia civili sia potenzialmente militari, ha generato ulteriori preoccupazioni. L’apertura alla ricerca dual-use potrebbe infatti generare nuove complessità amministrative per i beneficiari e ostacolare la cooperazione internazionale con i paesi terzi, soprattutto nell’ambito di Horizon Europe.

Prossimi passi

Le due proposte saranno ora al centro dei negoziati sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, che si protrarranno per i prossimi due anni. In questo contesto, sarà cruciale chiarire i rapporti tra Fondo europeo di competitività e Horizon Europe, anche tramite la partecipazione a consultazioni pubbliche. A questo scopo, le Regioni europee continueranno a impegnarsi in attività di advocacy per garantire un equilibrio tra complementarità e indipendenza e preservare la natura aperta, collaborativa e basata sull’eccellenza scientifica del Programma Quadro.. 


A cura del Presidio ART-ER a Bruxelles - Delegazione della Regione Emilia-Romagna presso l’UE

La Delegazione presso l’UE è la struttura di collegamento della Regione Emilia-Romagna con Istituzioni, organi, Agenzie UE e con gli stakeholder europei. E' parte della Direzione Generale Risorse Europa Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna e opera tra Bruxelles, Bologna e Parma, svolgendo un'attività strategica negli ambiti UE di interesse regionale e promuovendo l'intero sistema Emilia-Romagna a livello europeo. Visita il sito web della Delegazione.