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La Commissione europea si prepara a presentare, il 16 luglio, la proposta per il nuovo bilancio pluriennale dell’UE, con importanti implicazioni per il futuro della ricerca europea. Al centro del dibattito vi è il legame tra FP10 – il prossimo programma quadro per la ricerca – e il nuovo Fondo europeo per la competitività (ECF). Pur confermando l’autonomia di FP10, la Commissione ne prevede una “stretta connessione” con l’ECF, sollevando preoccupazioni sulla reale indipendenza della ricerca dai vincoli politici.

Tra le novità attese, spicca un possibile aumento significativo dei fondi per l’European Innovation Council (EIC), con l’obiettivo di finanziare più start-up e progetti innovativi, e per lo European Research Council (ERC), che continua a registrare un numero elevato di proposte rispetto ai fondi disponibili.

Tuttavia, alcune componenti di Horizon Europe potrebbero subire tagli o riforme sostanziali. Il Pillar 2, che finanzia la ricerca collaborativa, rischia di essere sempre più orientato a finalità politiche e industriali. Anche il futuro delle Missioni UE, dell’EIT e delle azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA) è incerto, con voci su possibili accorpamenti o spostamenti sotto altri programmi come Erasmus+.

Infine, permane l’incognita sul destino degli strumenti di Widening, volti a ridurre il divario tra Paesi nella partecipazione alla ricerca UE. Mentre alcuni Stati membri ne mettono in discussione l’efficacia, altri – tra cui il Parlamento europeo – ne difendono il valore strategico.

La proposta definitiva della Commissione chiarirà quanto spazio sarà riservato alla ricerca libera e quanto, invece, sarà assorbito da logiche di competitività e politica industriale.

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Unione Europea