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I dati ufficiali relativi al programma quadro Horizon Europe hanno confermato una drastica contrazione della partecipazione israeliana alla ricerca scientifica europea.
Nell'ultimo anno, il numero di progetti con partner con sede in Israele è risultato dimezzato rispetto all'avvio della programmazione nel 2021. Il declino, sebbene privo di sanzioni formali da parte della Commissione europea, appare strettamente correlato alle crescenti tensioni diplomatiche e militari. In particolare, il governo spagnolo ha recentemente sollecitato la sospensione dell'accordo di associazione che regola l'accesso ai fondi UE, mentre l'Italia ha annunciato il mancato rinnovo di intese nel settore della difesa a seguito degli incidenti che hanno coinvolto le truppe di pace delle Nazioni Unite.
Secondo gli esperti, gran parte del fenomeno è riconducibile al cosiddetto boicottaggio silenzioso. Accademici e istituzioni di paesi come Belgio, Paesi Bassi e Spagna hanno mostrato una crescente riluttanza nel formare consorzi con partner israeliani, portando a una progressiva esclusione dei ricercatori dalle reti di collaborazione internazionale.
La flessione della partecipazione ha avuto ripercussioni immediate sul piano economico. Nel 2022, Israele riceveva circa 303 milioni di euro in finanziamenti per la ricerca (pari all'1,85% del budget annuale); nel 2025, tale cifra è scesa a 119 milioni di euro, riducendo la quota nazionale all'1,25% del totale stanziato.
Il futuro della cooperazione scientifica nell'area del Mediterraneo resta, dunque, incerto, condizionato dall'evoluzione dei conflitti regionali e dalla capacità della diplomazia scientifica di mantenere aperti canali di dialogo indipendenti dalle contingenze politiche.











