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Le istituzioni di ricerca europee continuano a confrontarsi con disuguaglianze di genere spesso invisibili, radicate in pratiche organizzative come reclutamento, promozioni, carichi didattici e accesso ai finanziamenti. Il progetto europeo MINDtheGEPs ha affrontato queste criticità adottando un approccio innovativo: analizzare i dati interni per costruire piani di uguaglianza di genere realmente efficaci.
Finanziato dall’UE e sviluppato da un consorzio di Paesi tra cui Italia, Spagna, Polonia e Svezia, il progetto ha segnato un passaggio chiave anche sul piano politico: dal 2023, infatti, disporre di un Gender Equality Plan (GEP) è diventato requisito obbligatorio per accedere ai fondi di Horizon Europe. In questo contesto, MINDtheGEPs ha contribuito a trasformare i GEP da strumenti formali a leve concrete di cambiamento istituzionale.
Il lavoro è partito dalla raccolta sistematica di 53 indicatori sensibili al genere, affiancata da analisi qualitative basate su oltre 180 interviste a personale accademico e amministrativo. I risultati hanno evidenziato come il principio di “merito” venga spesso percepito come neutrale, mentre i dati mostrano divari strutturali persistenti, talvolta giustificati con fattori come la maternità.
Sulla base di queste evidenze, il progetto ha sviluppato GEP fondati su un equilibrio tra misure strutturali (regole, incentivi, procedure) e azioni culturali (formazione, sensibilizzazione). Tra le pratiche più efficaci, incentivi concreti al reclutamento femminile e la creazione di reti interne di referenti per l’uguaglianza, capaci di radicare il cambiamento nei diversi livelli organizzativi.
L’impatto del progetto è già visibile: alcune istituzioni partner hanno ottenuto riconoscimenti europei per le politiche adottate, mentre sono stati prodotti strumenti operativi, analisi comparative e pubblicazioni utili a orientare le politiche future.
Oltre ai risultati tangibili, MINDtheGEPs lascia un’eredità più profonda: l’introduzione di una cultura organizzativa basata sull’evidenza, capace di mettere in discussione stereotipi radicati e rendere l’uguaglianza di genere una responsabilità condivisa. Un cambio di paradigma che punta a rendere le istituzioni di ricerca europee più eque, trasparenti e sostenibili nel lungo periodo.











