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La struttura di comando del prossimo programma quadro per la ricerca e l’innovazione è al centro di una crescente tensione tra la Commissione Europea e il Parlamento Europeo.
Al centro della disputa vi è la proposta, contenuta anche nel recente draft elaborato dai relatori Christian Ehler e Dan Nica, di istituire dei consigli di esperti formali per la gestione di Horizon Europe, un’iniziativa che i vertici dell'esecutivo comunitario considerano un potenziale ostacolo alla fluidità burocratica e all'efficienza operativa del programma. In particolare, l'introduzione di organi consultivi strutturati potrebbe innescare una spirale di complessità procedurale. Il timore principale è che l'aggiunta di un ulteriore livello decisionale possa dilatare i tempi di pubblicazione dei bandi e, di conseguenza, prolungare l'attesa dei richiedenti per l'erogazione dei finanziamenti.
Oltre al fattore temporale, la Commissione paventa un rischio di prescrittività tecnica. Un approccio guidato rigidamente da esperti esterni potrebbe tradursi in programmi eccessivamente dettagliati e complessi, in esatta antitesi con gli sforzi di semplificazione amministrativa intrapresi negli ultimi anni per agevolare l'accesso ai fondi da parte di imprese e centri di ricerca.
Un altro punto nodale del dibattito riguarda l'indipendenza della ricerca dalle priorità politiche contingenti. La Commissione assicura che Horizon Europe e il nuovo Fondo Europeo per la Competitività rimarranno programmi distinti sotto il profilo legale e finanziario.
L'obiettivo dichiarato non è la subordinazione della scienza alla politica, bensì la creazione di una coerenza strategica che permetta di pianificare la ricerca collaborativa in sinergia con la politica industriale. Tale integrazione è ritenuta fondamentale per garantire che le scoperte scientifiche abbiano una ricaduta immediata sulla resilienza economica e sull'innovazione del mercato unico.











