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La Commissione europea ha richiamato l’attenzione su un divario crescente nella competitività biotech, che vede l’UE arretrare rispetto ai principali concorrenti globali, in particolare Stati Uniti e Cina, soprattutto nella ricerca clinica, nella sperimentazione e nella trasformazione dei risultati scientifici in prodotti di mercato.
Negli ultimi dieci anni il quadro internazionale è cambiato rapidamente. La quota asiatica delle sperimentazioni cliniche globali è aumentata in modo significativo, mentre quella europea si è dimezzata. Parallelamente, il sistema statunitense continua a rafforzare il proprio vantaggio grazie a investimenti privati molto più elevati nelle start-up biotech, con un livello di finanziamento di gran lunga superiore a quello disponibile nell’Unione.
Questo squilibrio si riflette anche nei mercati dei capitali. Numerose imprese innovative nate in Europa scelgono di crescere e quotarsi fuori dal continente, attratte da ecosistemi finanziari più profondi e dinamici. Il risultato è una perdita di valore industriale, di competenze e di potenziale occupazionale, nonostante l’eccellenza scientifica europea nel campo della biotecnologia per la salute.
Il nodo centrale resta la difficoltà di trasferimento tecnologico. L’Europa continua a produrre ricerca di alto livello, ma fatica a trasformarla in innovazione industriale, prodotti commerciali e soluzioni sanitarie scalabili. Questa debolezza alimenta il rischio di una fuga di imprese e talenti verso contesti più favorevoli allo sviluppo e alla crescita.
Per rispondere a questa situazione è stato anticipato il percorso di una nuova iniziativa legislativa sulle biotecnologie, pensata per costruire un quadro normativo più favorevole, prevedibile e orientato al futuro. La prima fase è dedicata alla biotecnologia sanitaria, mentre una seconda parte, con un forte focus su politica industriale e competitività, è attesa nel corso del 2026.











